venerdì 10 marzo 2017

I dreamt that New Orleans came back to bite me.

New Orleans ha strade che van bene di notte,
quando le note dei musicisti fanno a botte.
New Orleans è come un cane randagio,
di quelli che nell'ombra stanno a proprio agio.
New Orleans ha denti lunghi e affilati,
occhi gialli e malati.
Prova pure a scappare,
New Orleans ti farà urlare.



Nell'appartamento di Marion ci sono davvero poche cose.
Solo ciò che può stare in una valigia. Qualche vestito, un mucchietto di foto; un paio di scarpe e le sigarette.
Ha recuperato da chissà dove uno stereo e ascolta qualche vecchio cd ritrovato in un fumoso negozio di Philadelphia. Guarda la strada che si srotola qualche piano più in basso, dall'unica finestra che ha quello sputo di stanza e fuma lentamente. Guarda la strada, mentre un pappagallo di pezza la spia dal cuscino. Ci sta a malapena il letto, lì dentro.
Guarda la gente che passa, padrona di quelle strade o turista indifeso contro la città.
Guarda la gente e pensa che in fin dei conti, c'è sempre qualcuno che passa, ovunque.
Con alcuni ti ci scontri, altri neanche li vedi.
Marion ha un polso fasciato stretto, che pizzica in modo fastidioso e che si costringe a non ascoltare.
Ha un numero in più salvato in rubrica e l'immagine di Dusk che colpisce Alec in piena faccia, incollata ad occhi opachi di sonno perso ed alcol.
Marion pensa che uno può anche scappare da un posto, ma non vuol dire che quello non ti segua.
Marion pensa pensieri banali, continuando a fumare, riempiendo la stanza di nebbia spessa.



sabato 4 marzo 2017

Not all monster do monsterous things.

Il battito del cuore di Marion scandisce il tempo della stanza dell'ospedale.
Ogni battito, corrisponde ad un rumore elettronico che spezza il silenzio di quelle pareti bianche e inospitali.
Marion dorme; dei tubi le hanno colonizzato i polmoni e un ago le ha fatto il nido nel braccio.
Sotto le palpebre chiuse, gli occhi si muovono febbricitanti, per non lasciarsi sfuggire niente di quel sogno che sembra affollarle la mente.
Ogni battito, ogni bip, le riempie le orecchie, ma non la sveglia. Così come non sveglia sua madre, che dorme sulla sedia affianco al letto. Ha cambiato i fiori e aperto le tapparelle, per ricordare a quella stanza bianca e asettica il mondo fuori. Poi è crollata, cullata dalla luce gelida che si rifrange sui muri, attraversando i vetri per ferirle gli occhi.
E' sospesa, quella stanza e ogni segnale scandisce un tempo che sembra aver perso significato.

Quando non si aprono le palpebre per tanto tempo, il dolore della luce che colpisce le pupille può essere tremendo. Sua madre e suo padre si abbracciano ai piedi del letto, quando la vedono guardarsi intorno perplessa. Le lacrime rigano il volto stanco di quella donna di mezza età, che parla un inglese piegato dalla sua lingua madre e che si porta le dita di una mano tremante a coprire la bocca. Marion non capisce dove si trova. Cerca di ritirarsi su, bloccata da orribili fitte che le percorrono la colonna vertebrale, mentre i muscoli indolenziti fanno di tutto per tenerla sdraiata.
Il dottore la informa che ci vorrà un po' per rimettersi del tutto, e lo fa con la voce allegra di chi si riempie il cuore nel vedere scene del genere. Scene che farebbero gola ad ogni sceneggiato di serie b. La figlia di una coppia per bene finisce sotto una macchina. Va in coma, ma si sveglia miracolosamente. Di solito i colori piatti della televisione aiutano a non notare il dolore che piega ogni espressione del povero stronzo che s'è appena risvegliato. Qui però, continua ad esserci solo un bianco insopportabile.

"Sei cambiata dopo l'incidente." Josh parla e non la guarda. Guarda il pacchetto di sigarette che si rigira mollemente tra le dita, facendolo battere ritmicamente contro il tavolo. Come se Marion non sapesse che mentre lei dormiva, era intento a cambiare frequentazioni. Parecchie, stando alle bocche sorridenti di chi sperava in una sua crisi. Meno sorridenti, stando a quelle dei suoi amici. Forse era successo con Josh, la prima volta. Non ricorda neanche cosa gli aveva vomitato in testa, guardandolo negli occhi. Ricorda solo che Josh era scattato in piedi rovesciando la sedia su cui era seduto, guardandola come se gli stesse puntando una pistola addosso. I ricordi di quella parte sono annebbiati, per via dell'emicrania che le ha appannato la vista; si ricorda le scale del centro sociale, la porta e qualche amico che prova a fermarla. L'ha lasciata, dandole del mostro. Nessuno vuole amare un mostro.