domenica 26 febbraio 2017

I can't find a reason to stay home

.New Orleans. Una strada qualunque, un bar qualunque, una sera qualunque.


"No. Va bene. Stai tranquilla, non torno."
Marion ha appena riattaccato il telefono e, lentamente, gira il caffè.
Stringe senza convinzione il cucchiaino tra indice  e medio, osservando come ipnotizzata il liquido scuro che gira, creando un vortice.
Se girasse più velocemente, forse riuscirebbe a creare un varco nel centro.
Marion gira il caffè e pensa che in fin dei conti è meglio così.
Ha messo una bustina intera di zucchero e già se ne pente.
Pensa che è piuttosto ironico, riuscire a pentirsi di una cosa del genere, ma non delle parole che ha appena detto. Pensa che alla fine non c'è niente di cui pentirsi.
Il bar è silenzioso e semivuoto. La scritta sull'insegna recita "aperto ventiquattro ore su ventiquattro"; lei ha stipato tutti i suoi averi in un borsone che neanche sapeva di avere e che ora riposa vicino ai suoi piedi, sotto il tavolo.
L'insofferenza alla luce di quei giorni le sta facendo benedire il proprietario ed il suo scarso interesse alla visibilità dei suoi piatti. Le avevano detto che era normale, che sarebbe passato col tempo. Così come quelle emicranie e quelle fitte alla schiena. Che si era salvata per miracolo e che quell'incidente poteva costarle la vita. Che qualcuno, da qualche parte, le doveva voler bene. Di solito questa frase veniva accompagnata con un cenno del capo verso l'alto e lei si divertiva a pensare che si, in fin dei conti il vicino di sopra le voleva bene.
Marion gira il caffè e sta bene attenta a fuggire gli occhi del cameriere e dei pochi avventori di quel bar di periferia. Non guarda negli occhi più nessuno da parecchio. Non per più di qualche secondo almeno, da quando per sbaglio ha scoperto che, se lo fa, diventa un libro aperto. C'erano giorni in cui la parola "telepatia" non rientrava neanche nei suoi pensieri più reconditi e che ancora adesso rifugge. "Mostro" al contrario, è una parola che ha sentito spesso e volentieri negli ultimi tempi. Gliel'hanno ripetuto più volte; il suo ragazzo, i suoi genitori. Ecco, sua madre non faceva passare giorno senza ricordargliene il suono, tanto che ormai è diventato un mantra, qualcosa che ripete anche davanti allo specchio, dopo aver lavato i denti. A volte contava quante volte riusciva ad infilarlo in una frase.

Marion si decide finalmente ad estrarre il cucchiaino dal caffè. Lo batte qualche volta contro la ceramica, negli ordinari tre colpetti, e lo poggia con la testa sul piattino. Che poi neanche lo voleva. Lascia qualche moneta sul tavolo, recupera la borsa e pensa che poteva partire il giorno prima, che c'era il sole.