Le macchine sfrecciano sulla strada su cui Marion è appostata da ore, alzando schizzi d'acqua dal cemento. La borsa la tiene a tracolla su spalle stanche per sorreggerla, mentre sventola il pollice in fuori, fradicia sotto la pioggia.
"Dove vai, baby doll?"
Alcuni si fermano solo per fare qualche battuta su quanto sia bagnata. Se non fosse per il freddo e il dolore che le pervade le ossa, applaudirebbe pure per l'originalità. Invece si limita ad estrarre un altro dito e a guardarli riprendere la strada. Molti scuotono il capo, quando accenna a dov'è diretta.
Mississipi, Alabama, Georgia, Tennessee, Virginia, Maryland, Pennsylvania.
Sette stati da attraversare. Alcuni li si sfiora soltanto, altri li si taglia a metà.
Tennessee, diciotto ore di viaggio - circa - dopo.
Se li sente addosso, gli occhi tondi e scuri del camionista che ha deciso di caricarla per parte del tragitto. Marion è sveglia da troppe ore ormai, in silenzio, accasciata contro la portiera. Tiene la guancia destra premuta sulla cintura come se fosse un'amaca e le braccia incrociate sotto un seno rimasto acerbo. Gli occhi sono fissi sulla strada, sull'asfalto macinato dall'enorme bestia di metallo su cui si trova. Le Blue Ridge Mountain svettano sdraiate fuori dal finestrino, sfumando nel cielo freddo di un mattino già inoltrato. In questo stato è nato Elvis, dice l'uomo, prendendo a tamburellare sul volante canticchiando "Love me tender", masticando le parole a metà. Marion annuisce e tira un sorriso stanco, lanciandogli un'occhiata che non dura più di qualche secondo e che finisce di nuovo sulla strada.
Tennessee, Virginia, Maryland, Pennsylvania. Marion conta gli stati come si contano le pecore, e s'addormenta.
Tennessee, Virginia, Maryland, Pennsylvania. Marion conta gli stati come si contano le pecore, e s'addormenta.
Maryland, quasi undici ore dopo.
"You have to wake up, Ginger". Questo è uno di quei risvegli traumatici che ti tolgono il respiro. Un po' come quando Neo si risveglia, in Matrix. Un film lontano nel tempo, in cui tuttavia è descritto benissimo quel senso di spaesamento che si prova solo nei peggiori dopo sbronza, quando ti sembra di nascere una seconda volta. "Puoi prendere una stanza in quel Motel. Ce li hai i soldi, vero?" La stanza non è neanche delle più schifose: il copriletto a fiori ha meno di dieci macchie, di cui solo due sono di sangue; non sembrano esserci topi, ma i vicini fanno abbastanza rumore da tenere sveglio un narcolettico. Marion molla il borsone all'ingresso e si chiude la porta alle spalle, facendo scorrere il chiavistello che fa da serratura; poi, accende la televisione e fa zapping, fino a che non trova un qualche film abbastanza rovinato da avere i colori virati in buona parte sul blu. Fuori dalla finestra, un vento gelido spazza il piazzale in cui riposano i mezzi stanchi per la traversata; lei dentro, al caldo, aspetta insonne il mattino seguente, per fare di nuovo l'autostop, per l'ultima tratta fino all'arrivo. Pennsylvania, Philadelphia.